Tempo estensione dell’anima
a) Che cosa significa che il tempo è un’estensione dell’anima?
b) Confronta la riflessione sul tempo di Agostino con quella di Seneca
Quid sit futurum cras, fuge quaerere
“Confronta il componimento I,9 di Orazio con altri che presentino delle analoghe riflessioni sul concetto di tempo”.
Protinus vive
Ritieni che l’esortazione di Seneca a “vivere senza perdere tempo” sia valida anche oggi? Motiva la tua risposta
La galleria degli occupati
Nel capitolo 12 del De brevitate viate, Seneca descrive una serie di categorie di persone troppo occupate per riflettere su ciò che stanno facendo. Nonostante i secoli che ci separano da Seneca riesci a riconoscere nella società del nostro tempo alcuni occupati di cui parla il filosofo latino? Secondo te nella frenesia della Roma imperiale è possibile vedere rispecchiata la frenesia dei nostri giorni?
Se cotidie mori
Secondo Seneca noi moriamo un po’ ogni giorno. Infatti, noi perdiamo il nostro tempo agendo contro natura, non facendo nulla o facendo altro da quello che dovremmo fare. Ciò perché nessuno, o quantomeno pochissimi, hanno la consapevolezza dell’importanza del presente. Sei d’accordo con il filosofo latino?
La vita fugge
Confronta l’epistola 11, analizzata oggi in classe e contenuta nel libro XVI delle Familiares di Petrarca, con il sonetto CCLXXII “La vita fugge e non s’arresta una hora, / e la morte vien dietro a gran giornate” di Petrarca o con il ritornello della Canzona di Bacco di Lorenzo de’Medici “Chi vuol essere lieto, sia/ di doman non c’è certezza”.
B.Pascal
Fra gli autori moderni che mediteranno le riflessioni senecane sul tempo, possiamo ricordare Blaise Pascal. Nei pensieri annoterà: “Abbiamo come unica meta il futuro. E così finiamo per non vivere mai; ci limitiamo a sperare di vivere” (XXIV). E tu, cosa ne pensi?
Alienazione
Secondo te l’alienazione che pensiamo essere il male del nostro secolo potrebbe essere la piaga denunciata dal filosofo latino, ovverosia che noi dedichiamo troppo tempo agli altri e nemmeno un attimo a noi stessi?
Marco Aurelio
A metà via tra Orazio e Seneca troviamo Marco Aurelio. Come Aristippo e Orazio, anche lo stoico Marco Aurelio è convinto che esista solo il presente, perché il passato è morto e il futuro non c’è ancora. Ma a differenza di Orazio, non crede che ci si debba buttare a capofitto nei piaceri, bensì che si debba vivere bene l’attimo presente, consapevoli che questo solo ci è dato vivere. Invece, come Seneca, pensa che non sia importante la durata, bensì la qualità della vita. Nella pagina II,14 dei Ricordi affermava che “si perde lo stesso a morire sia vecchissimi sia giovanissimi, perché il presente è l’unica cosa di cui si possa essere privati dato che è l’unica cosa che possediamo, e nessuno può perdere ciò che non possiede”.
E tu, condividi queste riflessioni?
Vindica te tibi
Già dalla prima riga del De brevitate vitae, Seneca ribadisce che il saggio deve impiegare ogni attimo di vita per il proprio perfezionamento morale, da lì il continuo incitamento a sottrarsi al condizionamento e alla subordinazione agli interessi altrui (“vindica te tibi”). Secondo te, quest’affermazione vuol significare che bisogna chiudersi in un egoistico isolamento, oppure che bisogna rifiutare i condizionamenti effimeri del mondo che ci circonda e le nostre passioni? Condividi il pensiero del filosofo romano?